
23/05/92. Me la ricordo questa data. Ricordo il caos,il cartello con la scritta "Capaci", il silenzio a tavola mentre guardavamo il tg, il rumore delle sirene che non riusciva comunque ad essere più forte del silenzio, la consapevolezza nell'aria che non sarebbe finita lì. Era morto Giovanni Falcone, sua moglie, i suoi uomini di scorta e a me sembrava che fosse morto un collega di papà, uno che non conosci di persona ma per cui ti dispiace.
La cosa che, però, ricordo meglio risale ai giorni immediatamente successivi, al 25 maggio, giorno dei funerali di Stato. Una certa Rosaria, vedova dell'agente di scorta Schifani, in Chiesa fa un discorso che spacca il cuore di chiunque abbia un briciolo di umanità. Il microfono che viene spostato ogni volta che le sue parole vanno oltre il discorso scritto non basta a distogliere l'attenzione da quella frase "Loro non cambiano", tre parole che dicono tutto. Raccontano la disperazione di una moglie, la desolazione di un Paese, la distruzione di una società.
Rosaria Schifani, il 23 maggio del '92, aveva 22 anni, un'età che allora non mi aveva impressionato più di tanto, ma a rivederla oggi - che io li ho superati da un pezzo - mi sembra ancora più atroce che uno scricciolo di 22 anni abbia dovuto passare tutto questo.
VentitreMaggioNovantadue. Capaci, di tutto.
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